Si tratta di
Sonniloquio.
Si avverte di notte, un rumore continuo dentro la testa. Come le buste di plastiche che si aprono lentamente, fastidiose, gracchiano, irritano. La notte, ci si sveglia nel bel mezzo di un sogno e si sente sempre la stessa canzone. Mentre le immagini passano veloci come i fotogrammi di una sequenza sempre ferma, immobile, statica. Le mani sono vuote.
Non si afferra piu’ niente, non si corre nemmeno, le gambe non reggono più il peso di inutili condanne esistenziali;
Chi ha mai parlato di vittimismo, chi mai ha parlato.
Possiamo parlare a lungo, possiamo parlare di quante cose puoi gingillarti addosso e di quante poi risultino insignificanti o innafidabili. Possiamo parlare di quanto l’amore non sia eterno, di quante strade ci siano per cercare qualcosa che magari è affianco a te ma che non riesci a vedere, di quanto sia tutto velato di uno strato che non capiremo mai, di quante infinite similitudini esistono tra lo spazio il tempo, i ricordi, le immagini, i suoni e i sentimenti.
A volte ti fanno credere che sei stato troppo cattivo, pignolo, freddo, senza cuore per meritarti la grande Coppa Della Vita.
A volte continuo a pensare al passato per cercare il mio presente, mentre attendo una concretezza visibile, nonostante la mia vista sgranata, mi aggrappo a pezzi nitidi infondo alla mia stanza tentando una sorta di free climbing esistenziale contro me stessa. Non si sa nemmeno cosa dire alla gente, è come spiegare a parole il rumore di un canale vuoto.
Mi tingo i capelli.
Compro bei vestiti.
Rivoluziono il mio aspetto.
Mi riempo.
E si soffoca tutto, in qualche modo.
Ho tutto in testa ma non riesco a dirlo, mi si gelano le mani, di nuovo. Mi sento livida come se avessi sbattuto sistematicamente ad ogni centimetro della stanza.
Ma chi è che fa male?
Io.. O gli altri?
