quella volta che

•6 Novembre 2009 • Lascia un Commento

.. Ho detto: “Chi? Io?.. No no..  Io non sono di nessuno.”

L’aria vagamente soddisfatta di chi la sa lunga, e con la coda dell’occhio vede e attraversa i pensieri di chi si trova affianco. Io, davvero, forse non sono mai stata di nessuno; io sfuggo. No, è che ho ereditato a lot of carattere of mia madre che lo so, lo so benissimo come reagisco. (l’unica cosa è che spero di non chiudermi tanto quanto lei, ma d’altronde io sono nettamente piu’ egocentrica, uh, eccome).

.. Lui mi fissava, mi penetrava con quello sguardo, mi spogliava da ogni singola impalcatura che portavo addosso, era largamente convinto di avere il predominio su di me, un arrogante presuntuoso del cazzo.. E aveva ragione, e lui lo sapeva benissimo; parlava sempre lui per primo, era lui che faceva le domande, io rispondevo ma non davo problemi, ero completamente stretta a lui che nemmeno ero interessata ad andargli contro – Eravamo a letto, poco convinti e troppo impulsivi. Ci davamo le spalle, io ascoltavo musica per finta, lui faceva finta di dormire. Fin qui, eravamo ancora due corpi presi da loro stessi, due persone estranee. Ci volle davvero poco per metter fine a quella guerra fredda fatta di sesso: mi ritrovai il suo braccio sulla mia spalla e il gesto di voltarmi fu molto piu’ che immediato, quasi stessi aspettando il via per girarmi. Le parole che uscirono da quelle labbra non erano semplici parole, erano frecce dritte al mio corpo: “Stiamo sbagliando” – “Poi soffriamo” – ” Io comincio a provare qualcosa per te” – “Forse è meglio se non dormiamo piu’ assieme”. Non erano le cose che volevo sentire, dov’era finito il mio sesto senso femminile che mi dava sicurezza? Ho evitato il suo sguardo, frettolosamente ho guardato la stanza buia, mi dimenavo per non far notare quelle pesanti lacrime che scorrevano inesorabili lungo il mio volto; ero ferita e le uniche cose che ho potuto dire in quel momento furono: “Non me ne frega un bel niente di tutti questi timori, andiamoci contro”. Improvvisamente, la stanza era di nuovo fredda e ora davanti al suo volto ancora le mie spalle.. Con l’unica differenza che i suoi occhi entravano nella mia schiena e io li sentivo, li sentivo e piangevo di questo. Cosa mi stava succedendo? Sempre piu’ piccola, mi sentivo persa. Ma ora, la sua presa si faceva sicura, le cose stavano cambiando, di nuovo uno di fronte all’altra. Un nuovo quesito, più sincero e morbido, spiazzante – “Tu mi ami ?” – “Sì.” – “Anche io ti amo”. Vorrei evitare di dire che c’è stato un bacio e un abbraccio, ma sarei troppo poco sincera; il bacio è stato il piu’ bello di tutta la mia vita, e le parole che lo seguirono furono le parole più dolci e rassicuranti che qualcuno è riuscito a dirmi, mi sono sentita davvero al sicuro tra le tue braccia.

Visto? Il mio sesto senso non cambia mai.

E’l'ultimodioggigiuro.

•2 Novembre 2009 • Lascia un Commento

Ascolto i Marlene, mi sento nostalgica di certi tempi. E non so decidere esattamente quali, le costruttive giornate con Chinaski o le sentimentali fughe d’amore con il pilota di rally?

Ah non lo so, so solo che sono tanto nostalgica e che vorrei tornare ai tempacci dei miei insulsi 14 anni, quando tutto era nero come il mio guscio da COZZA, ed ero terribilmente sfigata. Meno male che sono cambiata, per poter dire ”che merda, sono stata peggio”; pero’ vorrei risentire l’ebrezza di corrodermi il cervello per un amore non corrisposto. Sono cose che non  mi capitano piu’ ormai.. Mi sento quasi anziana a pensarlo, cazzo.

Prima eravamo al telefono, è stato bello quanto orrido; io e te divisi, per la prima volta da mesi.

“Vuoi chiudere?”    “.. No..”

“Perchè fai quel rumore col naso?”      “.. Niente..”

“Hai tirato?”      “.. No..”

“E allora cosa?”    “.. Ma nulla fregatene..”

“Dimmi la verità, hai tirato?”      “Ma ti dico di no..”

“E allora?!”      “.. Oh.. Cazzo sto piangendo!”

Se penso al resto della telefonata, un inno all’onestà, spiazzante, come te.

Amore mio.

Chelifdelcazzo.

•2 Novembre 2009 • Lascia un Commento

Non aggiorno da mesi.

Ho passato 3 mesi fuori casa, ho fatto l’animatrice, ho vissuto una storia d’amore fantastica, ho pianto per la perdita di quest’ultima dovuta alla fine della favola, la distanza, due persone che vivono due mondi differenti; ho scoperto che prima di ritentare di rimettermi in gioco devo far fronte a quelli che sono i miei fallimenti:

Le mie innumerevoli storie d’amore.

Il susseguito di amori folli e frenetici, senza pausa tra loro. Io sono innamorata dell’amore. Pero’ ora che l’amore è una persona lontana, non mi resta che farmene una ragione.

Vorrei darti tutto il mio meglio ma sono incapace anche di guardarti.

E’ una follia, lasciare una persona perchè la ami troppo. Una delle mie piu’ grandi follie. Ed è successa proprio a me, che di romantico e diabetico ho ben poco; sì io ho amato e amo alla follia una persona, sono partita contro tutto e tutti per dimostrare cosa davvero provo.. Il problema? Non do il massimo a 750 km di distanza. Torino è bella, ma ho ancora alcuni impegni qua. Rimando tutto a meno di un anno.

Parlo con il cuore ora, ora capisci perchè con te non riesco a farlo? Perchè non sono innamorata di te, sono innamorata di un altro.

No more gana.

•25 Aprile 2009 • Lascia un Commento

E oggi mi tocca mettermi in viaggio. No more gana, direi.

Torno domani, almeno quello..

Briscola.

•25 Aprile 2009 • Lascia un Commento

‘Checazzo. Mi sarebbe piaciuto un finale piu’ GIUSTO per l’ultimo libro di Welsh. Skinner era un gran personaggio, oltre qualche piccola sottigliezza, è l’uomo per me: etilista, tossico, stronzo, menefreghista, curante del ‘buon gusto’, intenditore di vini, intenditore di cibo, ottimo amante, furbo, intelligente, scozzese, folle.. Irreale.

Kibby penso di averlo odiato dalle prime righe, eppure ha vinto. Non è giusto. Anyway..

Conversazioni mattutine:

“Nessuno ha da accendere?”

“.. No.. “

“Ah..”

“Hey aspetta vai al volo al tabacchino a prendere un accendino, tieni i soldi.”

“Ok vado subito”

“Tieni i 20 cent”

“Ohi ma tieniteli”

“Ok” (tra me e me: mi prendo l’acqua, grazie.)

“Speriamo che domani l’auchan sia chiuso così posso uscire stasera”

“Bah? Secondo me resta aperto”

“Speriamo di no”

“Indifferente”.

Seguito della giornata:

- Nervoso

- Tristezza

Pranzo:

2 ospiti.

Pomeriggio:

Canne+bar.
Sera:  Casa+discorsi inutili e suppliche da mia zia.

Notte:

Scrocco ad una festa di 18 anni terribile+blog.

Resoconto giornaliero.

Ho gli occhi rossi, ho sonno, sono stanca.

Buonanotte.

lunedì venti.

•20 Aprile 2009 • Lascia un Commento

Oggi è Lunedì venti, è tutto il giorno che ci penso. E’ Aprile, un mese evanescente. Un mese strano, una transizione stagionale o forse un serie di eventi particolari e scontati allo stesso tempo. Tengo a quel poco che ho, tengo al poco che mi rianima le giornate. Fa caldo di giorno, è un caldo di emulsione, mi tiene legata alla gente. Ultimamente ho voglia di stare in mezzo alla gente, ho voglia di cose nuove, ancor di piu’ adesso, dopo che ho avuto malintesi straccia-rapporti. Sabina a breve arriverà, annunciando con facili battute quello che sarà il suo riepilogo della puntata numero 2o di questo mese de “la vita di Sabina pt. 41″. Sentirò un omogeneo blablabla annidarsi nelle mie orecchie. Eccola che suona; “arrivo mamma”; “cos’è questo odore?”; “ho bruciato la nutella”; “..”. Ed ecco sentire i suoni sordi dei tacchi che marciano sulle scale, arriva, la sento. Sposta varie cose, apre cose, sospira, si avvicina alla porta.. Tempo 6 secondi e chiude la persiana della mia camera non prima di aver tolto quelle scarpe un po’ troppo scomode, ecco, altro sospiro, sento i bracciali che tiene in enorme quantità tintinnare l’uno con l’altro, le pantofole strisciano, lei arriva, mani sui fianchi, respira lentamente, prende fiato, mi narra gli ultimi avvenimenti: “mi faccio una doccia ma faccio veloce, comincia ad apparecchiare”; “sì.”; “eravamo invitate a cena, dopo chiama per fare gli auguri almeno, e ringraziami per aver disdetto”; “sì.”; “io sto entrando, quando esco dal bagno non devi essere ancora qui”; “sì.”; “luna tu che fai? entri o esci?”; di solito non risponde, o per lo meno, non la capiamo.

Sento il getto dell’acqua dal bagno, mia madre parla con il gatto, io comincio a sentire la stanchezza da studentessa e il mio ultimo desiderio è poter mangiare una pizza seguita da una cinquantina di pagine di Welsh per poi poter prenotare un appuntamento con morfeo in compagnia di qualche sogno da cercare il giorno dopo sul libro dei sogni, pensate che io sia troppo lunga con le frasi? Se l’avete pensato sappiate che non me ne frega nulla.

Comunque l’ho pensato pure io.

Queen of the food-chain.

•3 Aprile 2009 • Lascia un Commento

Buonasera gente, buonasera loculi, buonasera spaceman.

Sono giornate nuove, confuse, concluse. Dove stiamo andando? Non dove vogliamo. Faccio del bene agendo male, ma un giorno mi ringrazierai. Stanno cambiando un sacco di cose, anche spaceman lo sa. Si vede, si nota. L’altro giorno Sabina mi ha detto: ” non mi piace come ti stai comportando, te ne stai fregando”. Probabile, o forse no. Infilatevi voi nelle situazioni e poi uscitene, sotto gli occhi di tutti, ecco, ora.. Come va? Come ci si sente senza programmi? E questo non lo so, non lo saprò mai, sono una calcolatrice. E non me ne vergogno, io almeno mi tutelo (da sola). Ho una testa, una vita davanti e un mucchio di cose da fare. Mi sento come quando ad un compito in classe ti ritrovi con un foglio vuoto e una sola traccia: tema libero. Il futuro è tema libero, è dispersivo.

Domani è un altro giorno, me lo sento.

Maronna, che tempi.

•17 Marzo 2009 • Lascia un Commento

storiaccia La madunin senza test.

Ora che non ho fame di parole
avrei bisogno di parole
Parole che scorrano facili
e non inciampino ni mezzo alle dita
Mi scrivi per sapere che tempo fa dentro la mia testa
e vorrei risponderti
Ho chiesto a Dario se vede il sole dentro la mia testa
Io sento solo l’aria
che entra da una finestra rotta
Sento solo le mattonelle fredde sotto i piedi
e le pareti che scricchiolano
Sento solo le vene
che finiscono dove finisco io
E passo il tempo a toccare i punti in cui mi manchi
E li sento cedere
Ora che non ho sete di parole
avrei bisogno di parole
Parole che cadano in gola come pioggia calda
Parole che non sbiadiscano sotto questo sole
Mi scrivi per sapere che tempo fa dentro la mia testa
e vorrei risponderti
Dario è partito
Io chiedo in giro se si vede il sole dentro la mia testa
Io sento solo l’aria
che entra da una finestra rotta
Sento solo le mattonelle fredde sotto i piedi
e le pareti che scricchiolano
Sento solo le vene
che finiscono dove finisco io
E passo il tempo a toccare i punti in cui mi manchi
E li sento cedere.

Sotto prenotazione n°1

•16 Marzo 2009 • Lascia un Commento

puledro arzachenese C’era una volta,

Una piccola puledra che correva felice nelle infinite vallate dell’arzachenese. Il suo nome era ***udia e il suo charme incantava milioni di altri cavalli, ma il suo amore non fu altro che un ragazzo pieno di capelli. Amava infuriarsi con le persone, il suo spirito era selvaggio quanto il suo portamento; era una vera puledra incondizionata dall’ordine umano. Il suo punto di forza erano i denti, potrei definirli IMPONENTI. Un bel giorno questa creatura decise di rompere i coglioni in un modo disumano, quel bel giorno fu smerdata con successo.

Vai a mangiare merda, cavallA golosA.

So sad.

•21 Febbraio 2009 • Lascia un Commento

No davvero.

Qua stiamo cadendo molto in basso eh mia cara.. Ma ora, che cazzo c’entri tu con quello che dico a lui? Do un colpo a lui e dici ”ahia!” tu.. Mh questa è bella. Che tristezza. Davvero.. Io sono sempre più sconvolta da certe persone.. Da una parte mi fai pure ridere.. Ma chi ti credi di essere? Scendi tesoro, scendi.