Love me love me.

•24 gennaio 2010 • Lascia un commento

Molto lontano da qui
ti asciugherei le lacrime
di gioia incandescente
e viva
Molto lontano da qui
proteggerei i tuoi fiori
e ritornerei a combattermi
ma…
Ma non so se l’orizzonte è limpido
se non ho più paura
di esser solo
Non so se il sole si moltiplicasse
dove andrei a cercare
le tue mani
Molto lontano da qui
gli oggetti hanno una vita
e tu parli con lo stereo grigio
Molto lontano da qui
passeggio sulle nuvole
e poi vengo in volo a prenderti
ma..
Ma non so se l’orizzonte è limpido
se non ho più paura
di esser solo
Non so se tutto intorno a noi crollasse
non fossimo completamente pazzi
scopriremo che è già tutto così
che la vita è così
proprio come l’aspettiamo
Molto lontano da qui
ti incontrerò
mi incontrerò.

Cosa voglio, chi voglio, perchè lo voglio,

Forse non lo voglio.

Però ogni volta che sento “Torino”.. Quella sensazione.. Il cuore fa un su-e-giù non indifferente.

“Devo essere sincero.. Sotto sotto ti amo ancora”. Riesci ancora a farmi .. Qualcosa, non so cosa.

Vorrei vederti, ancora, sì.

quella volta che

•13 dicembre 2009 • Lascia un commento

.. Ho dato retta ai miei più forti impulsi.

Seguendo ciò che avevo detto dall’INIZIO della FINE, io, voglio vivermi le cose che mi fanno stare bene senza mettermi restrinzioni. Ma quando le cose diventano 2 anzichè una, li comincia il giramento di testa. Quella volta che senza pensarci due volte mi sono infilata nella tua vita senza contegno, nel tuo letto, nel bancone del bar a seguire i tuoi occhi frenetici e poi più in là a scrutarti, dopo che ci eravamo compiaciuti del fascino dei giochi di sguardi. Dopo quelle parole dette, quelle voglie un po’ soffocate e un po’ esasperate. Io non voglio essere una delle tante, ma questo voglio solo fartelo capire..Come quando non ti dimentichi di una persona.

Io non sono di nessuno, sono tua quando mi vuoi, e io non voglio te. Voglio solo farti voltare quando senti che sto arrivando, voglio solo essere un pensiero nitido e vivo nella tua testa.

Metà donna, metadone.

quella volta che..

•6 dicembre 2009 • Lascia un commento

.. Ho pensato che potevo fare più cose contemporaneamente fermando il tempo.

Ho chiamato un amico, l’ho portato dall’altra parte della città in cui abito. Lui aveva un pullman da prendere. Il tempo si restrinse a pochi minuti, il pullman passò e  io avevo almeno il mio pezzo di plexiglass. Una donna all’improvviso passò davanti a noi, che eravamo in piedi ad una fermata qualunque con la pioggia che picchiettava i nostri corpi, lei, apri lo sportello e ci offri un passaggio. Dove? Non si sapeva ancora. Da lontano si vedeva il pullman blu che si dimenava nel traffico ma i nostri occhi non riuscivano a percepire bene la sua immagine. Il viaggio proseguì lungo una serie di strade fuori città, tra le campagne e i vari monti, le strade erano strette, curvose e sempre più propense verso l’alto, dove asfalto era piu’ ghiacciato e il freddo pungeva la pelle.

Io ero seduta davanti e sentivo delle luci che mi penetravano ad intermittenza nel cranio, un gesto lucido e consapevole; ho aperto uno specchietto sopra la mia testa per guardarmi alle spalle.. Luci, solo luci. Poi la macchina si scostò, perse il controllo e finimmo nell’altra corsia addossati ad un guardrail.

Il resto del viaggio fu soltanto un lungo silenzio, come se noi  tre sapessimo fin troppo.

Ieri, ho ascoltato una persona, l’ho ascoltata in ogni sua parola, ma essendo troppo diversa non ho compreso bene i suoi stati d’animo;

Allora ho provato vestirmi di Empatia, e il risultato è stato disastroso; ora capisco perchè quando dico di no è no, e perchè quando sono cinica lo devo essere fino alla fine. La gente vuole aiuto, se l’aiuti a modo tuo non va bene, compatire fa sorridere gli altri ma ti logora dentro, e a quel punto chi sarà la persona che mi compatirà? Nessuno, nel mio essere così egoista ho il buon gusto di porre fine ai miei problemi con altri metodi. Quelli che ho sempre usato finchè qualcuno non ha chiesto il mio aiuto.

Non pensare.

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•16 novembre 2009 • Lascia un commento

Non scriverò niente in realtà.

quella volta che

•6 novembre 2009 • Lascia un commento

.. Ho detto: “Chi? Io?.. No no..  Io non sono di nessuno.”

L’aria vagamente soddisfatta di chi la sa lunga, e con la coda dell’occhio vede e attraversa i pensieri di chi si trova affianco. Io, davvero, forse non sono mai stata di nessuno; io sfuggo. No, è che ho ereditato a lot of carattere of mia madre che lo so, lo so benissimo come reagisco. (l’unica cosa è che spero di non chiudermi tanto quanto lei, ma d’altronde io sono nettamente piu’ egocentrica, uh, eccome).

.. Lui mi fissava, mi penetrava con quello sguardo, mi spogliava da ogni singola impalcatura che portavo addosso, era largamente convinto di avere il predominio su di me, un arrogante presuntuoso del cazzo.. E aveva ragione, e lui lo sapeva benissimo; parlava sempre lui per primo, era lui che faceva le domande, io rispondevo ma non davo problemi, ero completamente stretta a lui che nemmeno ero interessata ad andargli contro – Eravamo a letto, poco convinti e troppo impulsivi. Ci davamo le spalle, io ascoltavo musica per finta, lui faceva finta di dormire. Fin qui, eravamo ancora due corpi presi da loro stessi, due persone estranee. Ci volle davvero poco per metter fine a quella guerra fredda fatta di sesso: mi ritrovai il suo braccio sulla mia spalla e il gesto di voltarmi fu molto piu’ che immediato, quasi stessi aspettando il via per girarmi. Le parole che uscirono da quelle labbra non erano semplici parole, erano frecce dritte al mio corpo: “Stiamo sbagliando” – “Poi soffriamo” – ” Io comincio a provare qualcosa per te” – “Forse è meglio se non dormiamo piu’ assieme”. Non erano le cose che volevo sentire, dov’era finito il mio sesto senso femminile che mi dava sicurezza? Ho evitato il suo sguardo, frettolosamente ho guardato la stanza buia, mi dimenavo per non far notare quelle pesanti lacrime che scorrevano inesorabili lungo il mio volto; ero ferita e le uniche cose che ho potuto dire in quel momento furono: “Non me ne frega un bel niente di tutti questi timori, andiamoci contro”. Improvvisamente, la stanza era di nuovo fredda e ora davanti al suo volto ancora le mie spalle.. Con l’unica differenza che i suoi occhi entravano nella mia schiena e io li sentivo, li sentivo e piangevo di questo. Cosa mi stava succedendo? Sempre piu’ piccola, mi sentivo persa. Ma ora, la sua presa si faceva sicura, le cose stavano cambiando, di nuovo uno di fronte all’altra. Un nuovo quesito, più sincero e morbido, spiazzante – “Tu mi ami ?” – “Sì.” – “Anche io ti amo”. Vorrei evitare di dire che c’è stato un bacio e un abbraccio, ma sarei troppo poco sincera; il bacio è stato il piu’ bello di tutta la mia vita, e le parole che lo seguirono furono le parole più dolci e rassicuranti che qualcuno è riuscito a dirmi, mi sono sentita davvero al sicuro tra le tue braccia.

Visto? Il mio sesto senso non cambia mai.

E’l'ultimodioggigiuro.

•2 novembre 2009 • Lascia un commento

Ascolto i Marlene, mi sento nostalgica di certi tempi. E non so decidere esattamente quali, le costruttive giornate con Chinaski o le sentimentali fughe d’amore con il pilota di rally?

Ah non lo so, so solo che sono tanto nostalgica e che vorrei tornare ai tempacci dei miei insulsi 14 anni, quando tutto era nero come il mio guscio da COZZA, ed ero terribilmente sfigata. Meno male che sono cambiata, per poter dire ”che merda, sono stata peggio”; pero’ vorrei risentire l’ebrezza di corrodermi il cervello per un amore non corrisposto. Sono cose che non  mi capitano piu’ ormai.. Mi sento quasi anziana a pensarlo, cazzo.

Prima eravamo al telefono, è stato bello quanto orrido; io e te divisi, per la prima volta da mesi.

“Vuoi chiudere?”    “.. No..”

“Perchè fai quel rumore col naso?”      “.. Niente..”

“Hai tirato?”      “.. No..”

“E allora cosa?”    “.. Ma nulla fregatene..”

“Dimmi la verità, hai tirato?”      “Ma ti dico di no..”

“E allora?!”      “.. Oh.. Cazzo sto piangendo!”

Se penso al resto della telefonata, un inno all’onestà, spiazzante, come te.

Amore mio.

Chelifdelcazzo.

•2 novembre 2009 • Lascia un commento

Non aggiorno da mesi.

Ho passato 3 mesi fuori casa, ho fatto l’animatrice, ho vissuto una storia d’amore fantastica, ho pianto per la perdita di quest’ultima dovuta alla fine della favola, la distanza, due persone che vivono due mondi differenti; ho scoperto che prima di ritentare di rimettermi in gioco devo far fronte a quelli che sono i miei fallimenti:

Le mie innumerevoli storie d’amore.

Il susseguito di amori folli e frenetici, senza pausa tra loro. Io sono innamorata dell’amore. Pero’ ora che l’amore è una persona lontana, non mi resta che farmene una ragione.

Vorrei darti tutto il mio meglio ma sono incapace anche di guardarti.

E’ una follia, lasciare una persona perchè la ami troppo. Una delle mie piu’ grandi follie. Ed è successa proprio a me, che di romantico e diabetico ho ben poco; sì io ho amato e amo alla follia una persona, sono partita contro tutto e tutti per dimostrare cosa davvero provo.. Il problema? Non do il massimo a 750 km di distanza. Torino è bella, ma ho ancora alcuni impegni qua. Rimando tutto a meno di un anno.

Parlo con il cuore ora, ora capisci perchè con te non riesco a farlo? Perchè non sono innamorata di te, sono innamorata di un altro.

No more gana.

•25 aprile 2009 • Lascia un commento

E oggi mi tocca mettermi in viaggio. No more gana, direi.

Torno domani, almeno quello..

Briscola.

•25 aprile 2009 • Lascia un commento

‘Checazzo. Mi sarebbe piaciuto un finale piu’ GIUSTO per l’ultimo libro di Welsh. Skinner era un gran personaggio, oltre qualche piccola sottigliezza, è l’uomo per me: etilista, tossico, stronzo, menefreghista, curante del ‘buon gusto’, intenditore di vini, intenditore di cibo, ottimo amante, furbo, intelligente, scozzese, folle.. Irreale.

Kibby penso di averlo odiato dalle prime righe, eppure ha vinto. Non è giusto. Anyway..

Conversazioni mattutine:

“Nessuno ha da accendere?”

“.. No.. “

“Ah..”

“Hey aspetta vai al volo al tabacchino a prendere un accendino, tieni i soldi.”

“Ok vado subito”

“Tieni i 20 cent”

“Ohi ma tieniteli”

“Ok” (tra me e me: mi prendo l’acqua, grazie.)

“Speriamo che domani l’auchan sia chiuso così posso uscire stasera”

“Bah? Secondo me resta aperto”

“Speriamo di no”

“Indifferente”.

Seguito della giornata:

- Nervoso

- Tristezza

Pranzo:

2 ospiti.

Pomeriggio:

Canne+bar.
Sera:  Casa+discorsi inutili e suppliche da mia zia.

Notte:

Scrocco ad una festa di 18 anni terribile+blog.

Resoconto giornaliero.

Ho gli occhi rossi, ho sonno, sono stanca.

Buonanotte.

lunedì venti.

•20 aprile 2009 • Lascia un commento

Oggi è Lunedì venti, è tutto il giorno che ci penso. E’ Aprile, un mese evanescente. Un mese strano, una transizione stagionale o forse un serie di eventi particolari e scontati allo stesso tempo. Tengo a quel poco che ho, tengo al poco che mi rianima le giornate. Fa caldo di giorno, è un caldo di emulsione, mi tiene legata alla gente. Ultimamente ho voglia di stare in mezzo alla gente, ho voglia di cose nuove, ancor di piu’ adesso, dopo che ho avuto malintesi straccia-rapporti. Sabina a breve arriverà, annunciando con facili battute quello che sarà il suo riepilogo della puntata numero 2o di questo mese de “la vita di Sabina pt. 41″. Sentirò un omogeneo blablabla annidarsi nelle mie orecchie. Eccola che suona; “arrivo mamma”; “cos’è questo odore?”; “ho bruciato la nutella”; “..”. Ed ecco sentire i suoni sordi dei tacchi che marciano sulle scale, arriva, la sento. Sposta varie cose, apre cose, sospira, si avvicina alla porta.. Tempo 6 secondi e chiude la persiana della mia camera non prima di aver tolto quelle scarpe un po’ troppo scomode, ecco, altro sospiro, sento i bracciali che tiene in enorme quantità tintinnare l’uno con l’altro, le pantofole strisciano, lei arriva, mani sui fianchi, respira lentamente, prende fiato, mi narra gli ultimi avvenimenti: “mi faccio una doccia ma faccio veloce, comincia ad apparecchiare”; “sì.”; “eravamo invitate a cena, dopo chiama per fare gli auguri almeno, e ringraziami per aver disdetto”; “sì.”; “io sto entrando, quando esco dal bagno non devi essere ancora qui”; “sì.”; “luna tu che fai? entri o esci?”; di solito non risponde, o per lo meno, non la capiamo.

Sento il getto dell’acqua dal bagno, mia madre parla con il gatto, io comincio a sentire la stanchezza da studentessa e il mio ultimo desiderio è poter mangiare una pizza seguita da una cinquantina di pagine di Welsh per poi poter prenotare un appuntamento con morfeo in compagnia di qualche sogno da cercare il giorno dopo sul libro dei sogni, pensate che io sia troppo lunga con le frasi? Se l’avete pensato sappiate che non me ne frega nulla.

Comunque l’ho pensato pure io.